Il concerto


IMG_0622

“Il vento sospinge grandi nuvole bianche e d’argento in un cielo infinito, di un azzurro cangiante. Soffia, questo vento, e disegna il dolce profilo delle colline, accarezza le chiome degli alberi, fa vibrare le foglie, ondeggiare i campi di grano. La pianura si distende davanti a noi, appena ondulata, per abituarci poco a poco al paesaggio che ci aspetta. Se fosse musica, il Cammino, la tappa di oggi sarebbe un andante con moto. Mi godo questo concerto di vento e sole e prati verdi e papaveri, sono felice.”

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomilapassi. Io, il mio bambino e il Cammino di SantiagoE. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

Amare sorprese


Amare sorprese

Amare sorprese
me che camminavo
piano, nel solco del campo
tra i papaveri e l’oro.

Era vento, un sussurro di vento.
E non poterlo negare,
tanto era leggero.

Neppure la pioggia lo cancella,
né si sgretola al sole.

Amare

sorprese me che non volevo,
che non sapevo

se non volare.
Di cos’è fatto l’amore,
se non follia

se non follia gettata a piene mani
addosso al vento,
al campo di fuoco
contro il cielo non mai muto?

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, E. Orlandi

Pubblicato in Home, Poesia | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Recensione


Oggi è uscita questa recensione, su http://www.deepwalking.org. Grazie, Luca!

http://www.deepwalking.org/cammino/archivio/ilcammino_80.html

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago, Recensioni | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Dove va l’amore quando finisce?


“E dopo, dove va l’amore, quando finisce?”
Ma perché i bambini fanno queste dannate domande difficili? E adesso, cosa gli rispondo?
La strada si biforca, siamo ad un bivio: possiamo deviare per Ventosa o prendere l’altro sentiero. Da che parte andiamo?
All’improvviso so cosa rispondergli. Anche se mi sembra di aver inghiottito degli spilli, anche se mi salgono lacrime in gola e negli occhi.
“Dove va l’amore? Beh, succede che a volte l’amore umano cambia forma e bisogna fare delle scelte, o si va di qua, o si va di là. Succede che si fa un pezzo di strada assieme a delle persone, e poi ognuno deve continuare secondo il proprio passo, anche se fa male e ti senti triste.”
“Come qui nel Cammino?”
“Esatto. Per arrivare alla meta bisogna andare avanti, non si può rimanere fermi al bivio in eterno, o tornare indietro. Bisogna scegliere. Tu vorresti tornare indietro e rifare le tappe? O preferisci che ci fermiamo qui al bivio cent’anni?”
“No, no! Voglio arrivare a Santiago!”
“Ecco. Dai, andiamo.”
Sembra soddisfatto della risposta, mentre gli occhiali nascondono le mie lacrime. Il passato mi colpisce inaspettatamente, con forza, ma l’ho appena detto a Johann, la meta è là, avanti, non si può tornare indietro e va bene così. E poi, le lacrime servono a pulire gli occhi, ecco!
“Guarda, mamma! Quante pietre! Quanta gente è passata di qui!”
Sì, quanta gente… I cumuli di pietre mi rassicurano: non siamo soli, altri sono passati di qui e c’è un Amore che non finisce, si manifesta in molti modi, in tante forme. L’ho appena detto a mio figlio, lo ripeto a me stessa perché forse l’ho capito solo ora.
“Lasciamo un sassolino, mamma? Per dire che ci siamo anche noi!”
“Ok, Johann, uno per te e uno per me.”
“No, no, mamma, uno insieme!”
Scegliamo una pietra, la collochiamo in cima alla piramide. Rotola giù, la raccogliamo e con pazienza la sistemiamo meglio, perché non cada più. Ci scambiamo un’occhiata di soddisfazione. Questa è la forma del mio amore, adesso.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

Da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Il perché


“Chiudo gli occhi. Che diavolo ci faccio qui? Che ci faccio in questa periferia desolata, sotto un sole cocente, senz’acqua e mezza morta di stanchezza e di caldo? Come ho potuto essere talmente incosciente da avventurarmi qui da sola, trascinandomi dietro un bambino di otto anni? Perché mai mi è venuto in mente di mettermi in cammino? Mi viene pure da piangere, ecco, lancerei lo zaino contro il muro. Lo odio, questo zaino, non ne posso più né di lui né di tutta la polvere che sto mangiando. Perché, mi chiedo, perché?
“Mamma! Cosa c’è scritto su quel muro?”
Mi fermo a leggere.

Polvo, barro, sol y lluvia
es camino de Santiago.
Millares de peregrinos
y más de un millon de años.
Peregrino: ¿Quién te llama?
¿Qué forza oculta te atrae?

Già, è quello che mi chiedo anch’io, che cosa mi spinge a continuare? Continuo a leggere incuriosita. Sembra una poesia, mano a mano che leggo traduco per Johann. Che forza sconosciuta ti attira, pellegrino? Non è il Campo delle Stelle, non sono le grandi cattedrali, né la bellezza del paesaggio, né la storia di questi luoghi. Che cos’è, allora? Chi, chi ti ha messo in cuore questa sete di infinito?
L’ultima frase mi arriva come uno schiaffo: “Solo el de Arriba lo sabe.”
“Bella, mamma. Dai, andiamo!”
Andiamo. La stanchezza sembra scomparsa. Andiamo.”

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, 2012

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Nomadi


“Ci si abitua in fretta al nomadismo.
La routine dei gesti, dei movimenti, ci aiuta a costruire la nostra identità di camminanti e il resto del mondo è quasi un contorno al nostro andare. Dei luoghi che attraversiamo conosciamo solo quanto è legato al Cammino, l’unica cosa reale di questi strani, meravigliosi giorni fuori dal tempo e dal modo di vivere gli spazi cui eravamo abituati.
La casa è lo zaino, il sacco a pelo è la camera da letto, il nécessaire con spazzolino e sapone è il bagno, il guardaroba è quello che indossiamo, la famiglia sono i compagni di Cammino, i giorni della settimana hanno i nomi delle tappe. Abbiamo per noi enormi giardini di papaveri, la luce del sole, il vento, concerti di rondini e di grilli, l’arte dei costruttori di abbazie e cattedrali.
Le città, i paesi, sono punti da unire passo dopo passo, in una geografia mobile e mutante ricostruita attraverso fotografie, ricordi, stralci di diario, scontrini del bar, volti, episodi, incontri: dunque, Logroño è dove vive un’anziana madre che ci ha salutati con amore fra le lacrime, è dove ci sono le cicogne sui campanili, dove faceva caldo ma la piscina era chiusa.”

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago , E. Orlandi, Edizioni Paoline, 2012

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Madres


“Vieni, Johann! Vuoi mettere il sello sulle credenciales?”
“Sì, mamma!”
La signora – si chiama Maria – gli passa il necessario, lui timbra i nostri passaporti di pellegrini e legge: “Higos, agua y amor!
Quello che basta per stare bene in un giorno di quasi estate.
Due chiacchiere più o meno scontate, sul tempo che fa e su quanto manca a Logroño, poi un’ombra oscura il suo viso. Mi dice: “Cuida de tu hijo, qué no se canse demasiado en el Camino”.
“Este niño es mi vida”, le rispondo, come potrei non aver cura di lui?
Allora succede qualcosa. Uno di quei momenti che non sai bene come raccontare, né se puoi raccontarlo talmente è intimo. Uno sguardo, un sorriso quasi triste, silenzio e poche, scarne parole. Racchiudono l’anima di chi le pronuncia e di chi le riceve. Somos madres, mi dice, ellos son nuestra vida. Suo figlio è morto più di dieci anni fa, e non c’è giorno in cui lei non lo senta vicino. Le lacrime, l’abbraccio che ci scambiamo, la carezza che dà a Johann. Somos madres, ellos son nuestra vida.

Inutile. Gli occhiali da sole non le nascondono. Come te lo spiego, bambino mio, che queste lacrime sono di infinita pena e di infinita felicità allo stesso tempo? Mi chiedi perché io e quella signora piangevamo, perché piango anche adesso. Io non voglio che tu mi veda triste, ma qui non ho dove nascondermi. Piango per Maria che non ha più suo figlio e per tutte le Marie del mondo, perché siamo mamme e siamo tutte uguali sotto ogni cielo, giovani, vecchie, disperate e felici, battagliere e stanche, bellissime e vive, mai sazie di vedervi crescere e andare incontro alla vostra strada, voi che siete la cosa più bella della nostra vita.
Niente, non te lo spiego, mi soffio il naso, mi asciugo gli occhi e cerchiamo papaveri da fotografare per tua nonna. Sono bellissimi, in mezzo al grano dorato.”

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomilapassi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, 2012

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Un passo dopo l’altro_audio


https://www.youtube.com/watch?v=vVWP4J-H6KE

Altri audio qui

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Tempus fugit



Tempus fugit

Nell’ombra,
il mio respiro nel respiro del grano
e da mille anni mi aspettava questa strada –
mia per un momento,
perché miei i passi che la fanno,
e mio il giorno che cresce sottovoce,
in un’estate di polvere e cicale.

Così sola, io,
disarmata,
e il vento corre
dove il futuro campo di girasoli
ora si nasconde, ricordo
di chi a tarda estate solcherà il cammino
in questa piana di nubi.

 

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, Elisabetta Orlandi, 2010

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago, Poesia | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La meta


“Camminare, mettere un piede dopo l’altro, banalmente, e dirigersi verso una meta: però questo Cammino mi porta verso il mio proprio centro, si spinge all’interno, verso l’anima, il cuore. Lì non c’è mappa che valga, non c’è guida che conosca la strada e mi indichi dove si trova il rifugio, la fonte d’acqua, il cibo. Lo devo trovare da sola. Magari non sarà un viaggio piacevole, o facile. Ma adesso, per me, è irrinunciabile, anche se non ho ancora capito perché.”

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi  – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, 2012

Pubblicato in Home, il Cammino di Santiago | Contrassegnato , , , | Lascia un commento