Libri (Ita, Esp, Fr)

Unmilioneottocentomila passi

Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago
Edizioni Paoline, Milano, 2012

Il libro è la trascrizione del mio diario del pellegrinaggio verso Santiago di Compostela.
Bergamo, Londra, i Pirenei. Poi Lourdes, Bayonne e finalmente St. Jean-Pied-de-Port, da dove – nel giugno 2007 – inizia il nostro cammino a piedi verso Santiago. Io, una mamma, e il mio bambino di soli otto anni: tappa dopo tappa, passo dopo passo, con lo zaino che pesa quanto un «sacco di pietre»; tra salite e discese, albe e tramonti, tra panorami mozzafiato e temporali scroscianti, con pensieri al vento, timori, incontri con altri pellegrini, preghiere sussurrate, avventure dei paladini raccontate a mio figlio per alleviare la fatica.
Ben presto il percorso vissuto diventa metafora della vita, metafora di quel viaggio interiore che sento di compiere: l’animo si alleggerisce, la gratitudine sgorga dal cuore, le cose perdono attrattiva e una forza sconosciuta cresce dentro. Il Cammino si mostra per quello che è: scoperta di se stessi, recupero dei valori importanti e delle cose essenziali.
Come scrivo nell’introduzione: “Il bisogno di raccontare è fortissimo, davvero ti esplode dentro. Ma parlarne tra pellegrini, proprio non serve… È agli altri che lo si vuole dire. Non è un rigurgito di nostalgia per una bella vacanza, no, è ben altro: non si avrebbe nostalgia della fatica, del dolore fisico, di uno zaino pesantissimo portato per quaranta giorni, se tutto questo non avesse avuto un senso più alto. Quale? Solo el de Arriba lo sabe (solo Colui che sta in alto lo sa)”.

http://www.paoline.it/Focus/Zoom/articoloRubrica_arb1561.aspx

L'inattesa meraviglia

L’inattesa meraviglia, Aemme Edizioni, Verona, 2010
(fuori catalogo, per info contattami!)

Introduzione a L’inattesa meraviglia

“Chi le dice che il vicino è più limitato del lontano? 
Basta guardare qualcosa con attenzione perché si aprano delle prospettive senza limiti.
Anche un bottone può contenere l’universo.”
(I. Calvino)

Ci sono giorni in cui mi chiedo dove sto andando, e se tutto questo ha un senso.
Ci sono momenti in cui anche le cose più piccole pesano troppo, mi sembra di non farcela, mi manca il respiro.
E ci sono giorni – per fortuna, per Grazia – in cui tutto mi è leggero, rapido, facile: è quando riesco a trovare la forza per aprirmi al mondo e all’incontro con l’altro, quando mi ricordo di tenere sempre gli occhi aperti all’inatteso, ai regali di aria e di luce che ogni giorno mi mette davanti.
Allora, arriva la poesia: le parole entrano poco a poco nell’anima e sciolgono un nodo, lo trasformano in aria chiara, in vento leggero, ne fanno musica, ne fanno silenzio, afferrano l’essenza – o i labili contorni – dell’istante e ne restituiscono l’incanto, semplice e profondissimo.

La poesia – la scrittura, l’arte – ferma il tempo, lo accelera, ti interpella direttamente, ti obbliga a togliere la polvere dalle cose per vederle brillare di nuovo.
Si nasconde nei dettagli, nell’infinitamente piccolo, nella grandezza senza limiti del nostro sguardo.
A cosa serve? Serve a rimettere a fuoco i giorni, a mettere fuoco ai giorni, ad acuire il dolore e a sanarlo, a rompere catene, a togliere peso, a regalare ali.
Serve per marcare il tempo, per avere un punto d’appoggio, per sapere chi sono io, per intuire chi sei tu. Per avvicinarmi all’essenziale, per non avere paura, per continuare diritta nel cammino. Per mettermi alla prova, per continuare a sbagliare, per imparare, per dimenticare, per non dimenticare. Per trattenere il volo dell’istante, recuperarne tutti i dettagli, restituirlo al vento nello stesso modo in cui l’ ho ricevuto, a braccia aperte e cuore leggero, danzando.
Di fatto, allora, ciò che qui ha preso forma di libro non è nulla più che una collezione di attimi, per ricordare - a me stessa prima di tutto – che ogni giorno è fatto di singoli istanti speciali, non uguali a nessun altro, preziosi ed unici anche nella loro piccolezza e precarietà: improvvisi scarti dal noto, deviazioni repentine dal percorso abituale, risveglio dei sensi assopiti forse da una mancanza di ossigeno per gli occhi e per il cuore, quell’ossigeno che i bambini sembrano respirare in continuazione e che li rende così vivi e nuovi e curiosi delle cose del mondo. Questo è ciò che ho cercato di raccogliere in una sorta di cahier de voyage, un album di parole che si inseguono e si intrecciano per raccontare – come fanno i cantastorie nelle piazze, o i saltimbanchi per le vie delle città – l’inattesa meraviglia intravista attraversando il tempo con passo leggero.

Oltre il limite

Oltre il limite. Contrainte e tensione creativa in Italo Calvino
Aemme Edizioni, Verona, 2008
(fuori catalogo, per info contattami!)

Oltre il limite. Contrainte e tensione creativa in Italo Calvino ripercorre la produzione critica e letteraria degli anni parigini di Italo Calvino, nel periodo – compreso tra gli anni Sessanta e i primi anni Ottanta – in cui si sviluppa nei suoi scritti l’idea della letteratura come congegno, combinatoria di possibili, gioco soggetto a ferree regole aventi la funzione di costringere le potenzialità implicite del testo a liberarsi nel modo più intenso possibile.
Teso nello sforzo costante di rendere ragione del suo atteggiamento di sfida al labirinto della realtà, al caos della storia, Calvino aspira solamente a «poter insegnare un modo di guardare, cioè di essere in mezzo al mondo». Egli esplora con la sua scrittura campi del sapere tra loro apparentemente distanti e differenti, come il mito, la scienza e l’arte, facendo leva sul valore euristico e progettuale della contrainte di oulipiana memoria, detonatore di infinite possibilità sia sul piano linguistico sia su quello strutturale.
Questa ricognizione dei territori attraversati da Calvino ci mostra che  – paradossalmente – è proprio il limite, la restrizione, la contrainte ciò che trasforma il foglio scritto in architettura tridimensionale, permettendo di render ragione – almeno in parte – di una possibile prospettiva sul mondo non scritto. Oltre il limite assume allora i connotati di un viaggio, il cui motore è la ricerca di ciò che rivela e insieme nasconde, di quell’artificio alla base del movimento circolare (o spiraliforme?) che va dalla molteplicità caleidoscopica della realtà al tentativo di esattezza della pagina e che, facendo scoccare la scintilla della poesia, permette di «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

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