L’anima messa a nudo


La Catedral de Santa María è davanti a noi, bianchissima contro il cielo perfettamente azzurro. L’agilità delle guglie gotiche fa volare in alto lo sguardo, i ricami del marmo inebriano la vista. Entriamo, e rimaniamo senza parole.
Johann mi stringe forte la mano e sussurra: “Mamma! Questa è… la meraviglia!”
La meraviglia, sì, come definirla altrimenti? Pura bellezza, e la sua anima è luce: filtrata dalle splendide vetrate inonda archi, colonne, statue, merletti, rapisce in alto gli occhi e lo spirito di chi entra, in una danza silenziosa che toglie il respiro e restituisce leggerezza. Non si vorrebbe che finisse mai.
E poi, poi c’è qualcosa che va più in là, che risponde alla necessità primitiva dell’anima: è straordinaria, assoluta bellezza che d’un balzo supera l’umano, che riesce a trovare il cammino verso il nucleo più prezioso e segreto dell’essere, che ti mette davanti, “dentro”, al senso primo – e ultimo – delle cose.
Le parole servono a poco, mi basta incrociare lo sguardo meravigliato di mio figlio per sentire che anche lui si sta lasciando inondare da questo regalo di luce.
Come noi, anche gli altri peregrinos: quello che si legge sui nostri volti non si può – non si deve, forse – tradurre in parole, raccontare. È l’anima messa a nudo, chiede silenzio.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, di E. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012

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Soror


Lieve ti sia il mattino,
sorella, e lenti
i passi del tuo andare
come musica, piano, nel cielo
chiaro dell’alba, e le colline
attorno per una danza
di vento.
Tu sai di me quanto
solo una sorella, il segreto
stupore dell’infanzia,
tutto.
Per te
sia lungo il cammino,
e lieto, leggero
di luce il carico,
fresca ombra, sorpresa
dolce
come i figli
che abbiamo portato
in noi a vivere.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, E. Orlandi

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L’incanto


Ti guardavo, albero,
come si guarda un castello:
chi abitava i tuoi rami,
quale sortilegio stregava
i tuoi cortili di foglie?
E tornavo ogni giorno
con regali di vento,
tornavo da te,
e tornavo bambina
e in me
l’incanto.

Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati

Da L’inattesa meraviglia, di E. Orlandi

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Per sempre


Oggi
è il nostro giorno più prezioso,
quando dita lucenti
di pioggia accarezzano
il cielo e il profilo
del vento
non si cela tra i rami.
Oggi, solo oggi
è per sempre.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, di Elisabetta Orlandi

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Una manciata di stelle


Notte

E bastava un manciata di stelle
a darci coraggio nella notte.
Quando il silenzio attorno
fremeva, vivo di guizzi
nel buio e la strada
spariva
inghiottita dal bosco
del nostro andare incerto.

Poi
dolcemente
l’alba.

 

 

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, di E. Orlandi

 

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Come nasce un’anima


Sai
come nasce un’anima?

Sembra nulla, al momento.
Poi ti accorgi
che qualcosa cambia colore,
come l’acqua al tramonto:
dall’azzurro
all’argento dell’onda.
Semplicemente
un’irreversibile
entropia del cuore,
e dei sensi.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, E. Orlandi

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Il tuo passo


Camminare così, sulla nuda terra, ti rende allo stesso tempo più leggero e più pesante.
Più leggero: perché i pensieri svaporano, perdono consistenza, spariscono quasi, assorbiti dal ritmo regolare degli scarponi sul terreno o dissolti dal vento che si leva all’improvviso facendo turbinare la povere attorno a te. Passo dopo passo sembra che il mondo di “prima”, quello che forse ancora esiste fuori dal Cammino, ritrovi una dimensione più concreta e si sveli in tutta la sua assurda piccolezza, in tutto il suo fragile – mai completamente raggiunto, eternamente precario – equilibrio.
Più pesante: perché ci sei, hai un ritmo, una misura che è tua, solo tua e di nessun altro. È il tuo passo, il susseguirsi di movimenti che ti sono naturali fin dall’infanzia, fin da quando, bambino, hai imparato a mettere un piede davanti all’altro, dapprima barcollando, cercando a tentoni di equilibrare il peso, poi sempre più sicuro, pochi giorni e già non avevi più bisogno di aggrapparti alle sedie, ai mobili, quasi correvi, padrone poco a poco dei tuoi movimenti sempre meno incerti. Ecco, lì è nato il tuo passo. Ti appartiene anche se ti sembra di non conoscerlo, a volte, quando vorresti accelerare o rallentare, smettere di camminare o ripartire subito, nonostante il dolore. Hai bisogno di ritrovarlo, per continuare, e solo dopo giorni e giorni ti accorgi di avere un alleato nella tua ricerca: lo zaino. Il suo peso non è un nemico, è proprio ciò che ti aiuta a misurare le forze, a trovare il tuo posto nel Cammino. Allora, un passo pesante diventa un passo pesato, pensato, misurato e diretto verso una meta. Un passo che non ti tradisce, che ti accompagna al tuo destino, ti fa incontrare le persone che avevi bisogno di incontrare, ti porta a vivere le situazioni che ti erano necessarie per crescere.

 

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

 

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012

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Ombre, in cammino


– Mamma, guarda! Le nostre ombre!
Il sentiero ora ci tiene con il sole alle spalle, e le nostre ombre sono lì, davanti a noi, disegnate con tratto deciso sulla terra del Cammino.
– Mamma, si vede benissimo che siamo noi due! Un bambino e la sua mamma che vanno a Santiago a piedi!
– Hai ragione! Che bello, vero?
– Dai, facciamo una foto!
Scatto: le due sagome sono chiaramente quelle di due peregrinos con i bastoni, gli zaini, il materassino arrotolato dietro. Potrebbero essere quelle di ognuno dei pellegrini che sono passati di qui nei secoli.
– Mamma! Siamo solo ombre!
Sì, ombre, solo ombre. Povere ombre, e polvere. Niente, forse, ma siamo qui, siamo vivi. E andiamo.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012

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Luce


Irrompe
la tua Musica
squarcio vivo di luce
in me,
cattedrale antica
intessuta d’azzurro.

È un attimo di pulviscolo dorato
e la inonda,
tutta
ne rivela
la bellezza.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia

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Appuntamento domenica 16/06/2013


Domenica 16/06/2013: Un libro, un viaggio 

a Villa Venier, Sommacampagna (VR), ore 17:00 : chiacchierata con Lucia Corona Piu e presentazione di Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago

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