…allora… grazie, di tutto…
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
A volte basta così poco, per cambiare una vita.
Un raggio di sole dal taglio diverso, una melodia udita per caso,
un profumo inaspettato, un sorriso.
O una notte di temporale.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, Elisabetta Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012
Campinfiniti
I tuoi colori danzano nel sole,
il verde è chiaro, azzurro, amaranto.
Poi, c’è il bianco,
e vento
per non dormire la notte.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
da L’inattesa meraviglia, di Elisabetta Orlandi
In attesa
di un azzurro più grande
ascolto
il fremito della terra
e le sue promesse
faccio mie fra le mani,
sottovoce.
Raccolgo
la sua luce lattea
che calma la sete
e le spine rimaste in un fascio
come fossero fiori.
Non c’è fine.
(fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
da L’inattesa meraviglia, di E. Orlandi
“Un mese fa abbiamo iniziato il Cammino.
A Saint Jean-pied-de-Port, nei Pirenei francesi. Oppure, un secolo fa, in un posto che sembra appartenere ad un altro mondo. Se guardo la mappa mi vien da chiedermi come abbiamo fatto a fare tutta questa strada, io e un bambino di otto anni. Mah. E chissà come ci sentiremo a Santiago. Continuo a pensarci, in questi giorni, forse perché la meta si avvicina: se da un lato vorresti correre e arrivare già domani, dall’altro non vorresti che finisse mai, vorresti prolungare ogni giorno all’infinito e rimanere sempre sul Cammino. Poi, d’improvviso, mi sembra che sciogliere quest’ambivalenza di desideri sia facile, facilissimo. Spiegarlo, molto meno. Ieri, davanti alla Milagrosa, quell’attimo perfetto in cui il tempo si è fermato sembrava racchiudere in sé tutti i chilometri fatti e quelli ancora da fare: noi eravamo lì, avevamo dentro di noi – e addosso – sia la strada percorsa che il desiderio di arrivare. L’unica soluzione per restare nel Cammino è portare il Cammino con sé.”
da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, di E. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
Qualche riga, letta da me…
http://www.paoline.it/Focus/Proposte/articoloRubrica_arb1781.aspx
Buon ascolto!
La mattina è limpida, di cielo azzurro e aria pungente. Scendiamo in fretta per fare colazione, abbiamo voglia di iniziare a camminare.
Mentre mangiamo, l’hospitalero si avvicina e ci dice che l’albergue offre un servizio gratuito di trasporto dello zaino fino a O’Cebreiro. Se qualcuno vuole fermarsi prima, lo zaino verrà depositato all’albergue che il pellegrino indicherà. Così i peregrinos possono camminare godendosi l’ascesa al monte, che già di per sé è dura.
“Mamma, gli diamo i nostri zaini?”
“No, Johann, posso portarlo, sono abituata! Vuoi dargli il tuo?”
L’hospitalero ci sente e interviene con un sorriso. Mi dice qualcosa che mi fa pensare. Qualche volta si può lasciare che siano gli altri a portare i nostri pesi, non c’è nulla di male o di vergognoso nel lasciarsi aiutare. Mi convince. Gli daremo gli zaini da trasportare fino in cima.
Mi dice: “Llévate sólo lo imprescindible.” Porta con te solo l’imprescindibile.
Mio giro e guardo Johann, che è seduto vicino a me. È lui, l’imprescindibile. Il resto, sono quattro stracci.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, di E. Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012
Andrò a cercarlo,
il silenzio,
camminando piano nei boschi,
lasciandomi
trattenere dai rami
folti di gemme nuove e di spini,
carichi di luce e di questo mattino.
Lo troverò,
il silenzio,
e mi lascerò trovare,
e ne raccoglierò il cristallino umore
per farne collane
gioielli, fiabesche creature.
Lo lascerò parlare,
e mi siederò,
vicino a Te
in silenzio
come ultimo dono.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
daL’inattesa meraviglia, di Elisabetta Orlandi
Sono i tuoi occhi, sono io
intorno a te,
è ormai stregata l’aria
della sera nelle stelle,
sono, e cambierà il respiro
quando toccheremo il vento
e l’odore del mattino,
e con le stelle addosso
ci apriremo un varco nel dolore
per nulla
stanchi di tanto lungo andare.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
da L’inattesa meraviglia, di E. Orlandi