Inatteso, ottobre


Raggi di sole
gettati come cascate d’oro
a piene mani
sul verde rimasto dell’estate.

Nell’aria,
incredibile,
un canto colmo di promesse.

Speranza
pur così fragile,
inattesa:
mi è regalo immenso.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, E. Orlandi

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E poi piano, la luce


Intatta,
la meraviglia del mattino.

Si tesse la luce, piano piano
il cammino si rivela. E ancora,
ancora, nasce
nei miei occhi
l’attesa dolce del giorno.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

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Stelle, diamanti, sogni


Sempre, gli occhi nella notte brillano

d’argento, e diamanti

come stelle

gettate sul velluto dell’acqua a piene mani.

Abbiamo camminato fianco a fianco,

per questo so dove si cela il vento, so della luna

che cresce e mi sorride, so di te

e di come nasce un sogno, come un figlio,

e si alimenta piano

di silenzio,

attesa,

tenerezza.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi –  Tutti i diritti riservati)

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Camminando, camminando…


Ecco l’intervista di Stefania Silvi per UnaDonna:

http://www.unadonna.it/mamma/la-storia-di-elisabetta-una-mamma-davvero-speciale/37173/#

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Stupore, gratitudine


Quando le note si sciolgono
e l’aria si fa musica,
quando cambia il respiro
e il battito rallenta -­ cuore
pulsante in una sera di stelle –
quando lo scatto imprevisto
l’inattesa meraviglia attraversando
lacera lo sguardo, allora
con stupore io ti accolgo,
tu, leggero battito d’ala
tu, e l’attimo di luce
nel giardino segreto dei miei giorni.

(Testo e immagine di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da L’inattesa meraviglia, E. Orlandi. 2010

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L’inattesa meraviglia


L'inattesa meraviglia

L’inattesa meraviglia, Aemme Edizioni, Verona, 2010
(fuori catalogo, per info contattami!)

dall’introduzione a L’inattesa meraviglia

“Chi le dice che il vicino è più limitato del lontano?
Basta guardare qualcosa con attenzione perché si aprano delle prospettive senza limiti.
Anche un bottone può contenere l’universo.”
(I. Calvino)

Ci sono giorni in cui mi chiedo dove sto andando, e se tutto questo ha un senso.
Ci sono momenti in cui anche le cose più piccole pesano troppo, mi sembra di non farcela, mi manca il respiro.
E ci sono giorni – per fortuna, per Grazia – in cui tutto mi è leggero, rapido, facile: è quando riesco a trovare la forza per aprirmi al mondo e all’incontro con l’altro, quando mi ricordo di tenere sempre gli occhi aperti all’inatteso, ai regali di aria e di luce che ogni giorno mi mette davanti.
Allora, arriva la poesia: le parole entrano poco a poco nell’anima e sciolgono un nodo, lo trasformano in aria chiara, in vento leggero, ne fanno musica, ne fanno silenzio, afferrano l’essenza – o i labili contorni – dell’istante e ne restituiscono l’incanto, semplice e profondissimo.

La poesia – la scrittura, l’arte – ferma il tempo, lo accelera, ti interpella direttamente, ti obbliga a togliere la polvere dalle cose per vederle brillare di nuovo.
Si nasconde nei dettagli, nell’infinitamente piccolo, nella grandezza senza limiti del nostro sguardo.
A cosa serve? Serve a rimettere a fuoco i giorni, a mettere fuoco ai giorni, ad acuire il dolore e a sanarlo, a rompere catene, a togliere peso, a regalare ali.
Serve per marcare il tempo, per avere un punto d’appoggio, per sapere chi sono io, per intuire chi sei tu. Per avvicinarmi all’essenziale, per non avere paura, per continuare diritta nel cammino. Per mettermi alla prova, per continuare a sbagliare, per imparare, per dimenticare, per non dimenticare. Per trattenere il volo dell’istante, recuperarne tutti i dettagli, restituirlo al vento nello stesso modo in cui l’ ho ricevuto, a braccia aperte e cuore leggero, danzando.
Di fatto, allora, ciò che qui ha preso forma di libro non è nulla più che una collezione di attimi, per ricordare - a me stessa prima di tutto – che ogni giorno è fatto di singoli istanti speciali, non uguali a nessun altro, preziosi ed unici anche nella loro piccolezza e precarietà: improvvisi scarti dal noto, deviazioni repentine dal percorso abituale, risveglio dei sensi assopiti forse da una mancanza di ossigeno per gli occhi e per il cuore, quell’ossigeno che i bambini sembrano respirare in continuazione e che li rende così vivi e nuovi e curiosi delle cose del mondo. Questo è ciò che ho cercato di raccogliere in una sorta di cahier de voyage, un album di parole che si inseguono e si intrecciano per raccontare – come fanno i cantastorie nelle piazze, o i saltimbanchi per le vie delle città – l’inattesa meraviglia intravista attraversando il tempo con passo leggero.

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Povere ombre, appesi a un filo


Una preghiera e un abbraccio ai familiari delle vittime, nustr@s herman@s peregrin@s a Santiago…

Povere ombre,
noi, sotto un cielo assetato
d’azzurro.
Povere ombre,
e polvere, niente
forse,
ma vivi,
e andiamo.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

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Nuova recensione… grazie Stefania!


Ho scoperto un bellissimo blog, La casa della mamma. E qui ho scoperto che il Cammino continua, nelle parole di chi lo ha iniziato e presto, spero, lo riprenderà per portarlo a termine con i suoi bambini. Grazie, Stefania!

http://lacasa-dellamamma.blogspot.it/2013/07/la-copertina-del-libro-ho-letto-un.html

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Il dono dell’eterna meraviglia


…allora… grazie, di tutto…

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

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Basta così poco…


A volte basta così poco, per cambiare una vita.
Un raggio di sole dal taglio diverso, una melodia udita per caso,
un profumo inaspettato, un sorriso.
O una notte di temporale.

(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)

da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, Elisabetta Orlandi, Edizioni Paoline, Milano, 2012

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