Peregrinos
Camminiamo piano,
nel farsi lieve del mattino
in questi campi di vento.
E come sanno i fili d’erba
beviamo il bacio chiaro del sole
in un paese di rondini.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
Peregrinos
Camminiamo piano,
nel farsi lieve del mattino
in questi campi di vento.
E come sanno i fili d’erba
beviamo il bacio chiaro del sole
in un paese di rondini.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
Non voglio altro, con me,
che il canto senza peso degli uccelli,
il loro volo
preciso
e pure vago,
il loro tener testa al cielo.
Niente, che non sappia volare.
Né parole, né musica, né volti.
Nulla, se non rapido e leggero,
che con un balzo
mi regali all’Eterno.
(testo e fotografia di Elisabetta Orlandi – Tutti i diritti riservati)
“Ci aspetta una strada di terra battuta, lunga, interminabilmente lunga: dodici chilometri in mezzo ai campi, nessuna tappa intermedia.
Come faremo?
Però il paesaggio merita davvero, sono dolci colline, prati, campi di grano, vigneti, verde brillante, oro, azzurro. Poco a poco torna il sole e poco a poco i dubbi scompaiono.
Questo, era quello che cercavo: sentirmi così, senza pensieri, un passo dopo l’altro, occupandomi solo di guardarmi attorno e lasciarmi trasportare da tanta bellezza.
Devo trovare un modo per far sì che questa sensazione rimanga sempre dentro di me.
“Mamma!”
“Dimmi, bambino!”
“Niente, è bello camminare con te.”
Mi sorride con gli occhi, mi dà la mano. Siamo felici.
All’improvviso, ho la risposta alla mia domanda.
Come faremo? Semplice, un passo dopo l’altro.”
(da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, 2012)
“Un bivio, l’incertezza sulla direzione da seguire. Ma basta guardare bene ed ecco apparire la freccia gialla, la flecha amarilla: il simbolo del Cammino, la nostra migliore amica. Pare una stupidaggine, però il cuore fa un salto, quando la vedi: sai che sei sulla strada giusta, che qualcun altro è passato di qui prima di te, che prima o poi si arriva”.
(da Unmilioneottocentomila passi. Io, il mio bambino e il Cammino di Santiago, E. Orlandi, Edizioni Paoline, 2012)
Qu’est-ce qu’il fait, le poète?
Il récolte
les écailles de lumière
pour les tenir à l’abri,
un peu, dans ses bras,
pour les jeter au vent, après,
qu’elles s’éparpillent bienheureuses.
Il invente les mots,
et leur musique
et leur danse et la mise en scène.
Il ôte la poussière,
avec ses doigts délicats
il polit les instants perdus,
ces bijoux invisibles.
Seul(ement)
il cour après les nuages,
la magie.
Très peu, presque rien,
c’est vrai.
Et pourtant.
(Fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Proprietà riservata)
Ti ringrazio
per lo splendido gioiello.
Una collana così,
è la prima volta!
Lucenti perle,
filigrana d’argento
e schegge di smeraldi:
si vede che conosci i miei gusti!
… come dici?
Sono gocce di pioggia e aghi di pino?
Che distratta,
io le avrei pagate a peso d’oro…
(fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Proprietà riservata)
Golondrinas
Rondini, sorelle d’incanto,
tutte
le rondini mi accolgono,
voci lucenti di sole
nell’argento del cielo
e nell’azzurro
regalo
di ogni giorno così nuovo.
Le rondini lo sanno,
che sono tornata per loro.
Canzone piccola
per J.
Che la notte ti sia dolce, che ti accarezzi
il sonno, che le stelle, tutte,
ti regalino un sentiero
e ti sia lieve il viaggio in cerca del tuo sogno.
Per te risuoni il vento, per te
canti il ruscello, per te si sveli il sole,
per te frema la terra
nella danza del cielo che si fa mattino.
Ogni giorno ti sia fresco
di luce nuova e di leggera
piccola meraviglia, ogni giorno
nei tuoi occhi si riveli amore
e infinita sete di bellezza.
(fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Proprietà riservata)

Ogni mattino
Carichiamoci d’amore
lo zaino,
il cuore, è leggero,
non pesa.
E dove ci portano i passi,
alla fine della strada
anche oggi
partiamo.
(fotografia e testo di Elisabetta Orlandi – Proprietà riservata)
Meseta. I
Immensa terra.
E cielo,
solo cielo
e grano biondo,
onde di vento.
Il vento.
Di ogni passo
già sentiamo la mancanza.
L’aria è greve di pioggia,
poi serena
d’improvvisi
squarci di luce.
Nessun peso.
Nessuna pena.
Solo il cammino.
Un cammino,
il nostro.
Meseta. II
Che posso dirti,
figlio,
sotto quest’immenso notturno
di Castiglia?
Mi chiedi delle stelle,
sono gli occhi dei nostri fratelli passati?
Forse. Forse sono i sogni,
e ci guardano lontani.
E la terra? Dormono
i fiori, a notte fonda?
Dormono, sì, cuore mio,
ora dormi anche tu.
E i paladini, passavano
di qui davvero?
Davvero. Anche loro, come i re,
i cavalieri, i poveri, i mercanti.
E noi?
Anche noi. Ora dormi.
Domani andremo.
Meseta. III
Povere ombre,
noi, sotto un cielo assetato
d’azzurro.
Povere ombre,
e polvere, niente
forse,
ma vivi,
e andiamo.
(fotografie e testi di Elisabetta Orlandi – proprietà riservata)